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GIORGIO BARBIERI SQUAROTTI



I sambuchi di San Sebastiano (Oedipus Ed.)

Giorgio Barbieri Squarotti (Torino 1929), allievo di Giovanni Getto, ha insegnato Letteratura Italiana all’Università di Torino dal 1967 al 1999. Alla morte di Salvatore Battaglia, è stato nominato responsabile scientifico del Grande Dizionario della lingua italiana UTET.
Sin dalla metà degli anni Cinquanta, l'interesse di Bàrberi Squarotti si è volto al rinnovamento delle forme poetiche nelle avanguardie europee e americane. Ha pubblicato fondamentali opere critiche su figure e tempi della letteratura italiana: Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Tasso, Giordano Bruno, Manzoni, Carducci, fino ai maggiori del Novecento Italiano – Pirandello, Gozzano, D’Annunzio, Alvaro, Pavese, Levi, Sbarbaro, Montale, Pasolini –. Nell’ultima opera saggistica, Tutto l’inferno (Franco Angeli, 2011), il grande critico propone, con nuove e originali esegesi, i molteplici significati che l'alta strategia dantesca distribuisce nella discesa del perturbante abisso. Ha scritto anche raccolte di versi. L’ultima, I sambuchi di San Sebastiano, ha inaugurato una nuova collana di Oèdipus edizioni, con l’altro grande vecchio della poesia italiana, Roberto Roversi. «San Sebastiano» recita la nota iniziale del poeta «è una frazione molto amabile di Monforte d’Alba, che è il mio paese dell’anima».

I sambuchi di San Sebastiano, Oedipus Ed.
Ne I sambuchi di San Sebastiano, per alleggerire il «troppo reale», il poeta guarda i dati concreti come in un magic mirror, di modo che gli stessi sono fruiti in un’aria temporo-spaziale liquida. In tale prospezione, massimo è il dominio della parola, «grazia dell’immagine». In Barberi Squarotti, la parola «apre squarci psicologici, paesaggi anomali, movimenti di giorni fiorenti, insomma il tempo e lo spazio nulla trattengono, in quanto sono ambiti di vanità: l’esistenza sarebbe una terribile perdita senza la scrittura come luogo del visitabile perenne (…) Uscendo dal mondo de I sambuchi di San Sebastiano il lettore avverte un dolce sollievo, una sorta di partecipazione involontaria, per essere stato condotto con levità sulle acque pacate di visioni depurate da ferite e dolori, da corruzioni e infelicità» (Ciro Vitiello).

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