A Sofia, dove nel freddo invernale fiorisce la passione per letteratura, arte e teatro

A Sofia, dove nel freddo invernale fiorisce la passione per letteratura, arte e teatro

di  Luigina Peddi

Sin dalla sua fondazione nel 1950, l’Istituto Italiano di Cultura di Sofia ha suscitato grandi entusiasmi in Bulgaria, soprattutto per le manifestazioni dedicate a musica, cinema e teatro. Naturalmente, la sua attività ha seguito i ritmi della politica e si è intensificata dopo la caduta del Muro. Da allora l’insegnamento dell’italiano nelle scuole si è così radicato che gli studenti riescono ad esprimersi con proprietà di linguaggio e persino con una ricchezza di lessico che stupisce. Un esempio? Il vincitore dei mondiali di italiano di due anni fa era bulgaro. Il maggiore liceo «italiano» ha più di duemila studenti ed è molto ambito, nonostante si trovi alla periferia della Capitale. In tutto il Paese ci sono 24 scuole con insegnamento della lingua italiana: 11 solo a Sofia; le rimanenti 13, in altre cinque città. Colpisce e rincuora l’entusiasmo dei bulgari. Non posso dimenticare un episodio significativo, avvenuto nei primi giorni del mio insediamento: stavo per entrare nell’Istituto, quando mi si è affiancato un ragazzo: «Per favore, può darmi qualche leva per comprare dei libri in italiano?». Un attimo di smarrimento, seguito da un dialogo. Alla fine, gli ho allungato una somma adeguata al suo approccio gentile ed in perfetto italiano, sorridendo entrambi. Io di più, abituata a richieste di ben altro genere e di altro tenore. Era uno studente di musica che costeggiava l’italiano perché incuriosito dai vari Allegro, Adagio, Minuetto, Presto, Toccata, Fuga, Variazione, Preludio, e così via. Fra le attività dell’Istituto alcune riguardano l’arte antica e moderna; altre, la richiesta di contributi per tradurre in bulgaro testi italiani classici e contemporanei (narrativa, saggistica, poesia), cui non possiamo spesso aderire per insufficienza di fondi. I bulgari sono dei gran lettori: Sofia ha moltissime librerie. Credo che, in proporzione, siano più numerose di quelle delle nostre città. E con una differenza: mancando qui le grandi catene commerciali dell’editoria, la libreria diventa un luogo d’incontro in cui potersi sedere su una sedia, un divanetto o attorno a un banco per sfogliare un libro bevendo una Coca Cola presa al bar interno o alla macchina a gettoni. Lette alcune pagine, ognuno deciderà se comprare quel volume o passare ad altri, magari discutendone con gli amici. Insomma i giovani di Sofia mi sembrano colti e affamati di letture. Addirittura, in pieno centro, esiste un largo dedicato a due letterati bulgari, gli Slavejkov (padre e figlio), sullo stile della nostra Piazza Campo de’ Fiori a Roma: qui ogni giorno si vendono libri usati sulle numerose bancarelle in strada, in diverse lingue, davanti alle quali ci sono file di persone in attesa del loro turno. L’interesse si estende al teatro, come spettatori, e alla musica. L’ultimo spettacolo di Pippo Delbono, proposto dall’Istituto, ha entusiasmato lo stesso autore, meravigliato dalla capacità del pubblico di cogliere il senso delle battute. Confessava che in Italia non sempre aveva registrato una tale partecipazione. Grandi cultori della nostra musica di tutti i tempi, i bulgari riempiono i teatri, spesso accompagnati dai bambini, com’è avvenuto per la Cenerentola di Rossini. Stesso discorso vale per autori contemporanei: i posti dei concerti promossi dall’Istituto (Ron ad agosto e Ramazzotti a settembre) sono esauriti da tempo. Se il plauso appare scontato per iniziative di arte, musica, cinema, non lo è altrettanto per le eccellenze in campo scientifico che i nostri ricercatori portano avanti in Italia e all’estero. Un aspetto, questo, che l’Istituto sta curando con particolare attenzione. Al festival della Scienza di Sofia, per esempio, abbiamo presentato un fisico dell’Università di Cagliari che ha appena acquisito un telescopio di straordinaria potenza che ha impressionato il pubblico. Per l’occasione, non ho mancato di ricordare che dal prossimo anno l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare (Cern) sarà guidata da Fabiola Gianotti che, prima di individuare «la particella di Dio», ha completato gli studi classici e s’è diplomata anche in pianoforte.

 

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