P.E.N.
(Poets, Essayists, Novelists)


Il Pen afferma:
La letteratura, se conosce nazioni, non conosce frontiere e gli scambi letterari devono restare del tutto indipendenti dalle vicende della vita politica dei popoli...

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Come è nato

Era il 1988 quando, rilanciato il P.E.N. Club Italiano rimasto orfano dopo la scomparsa di Mimy Piovene, ci ponemmo il problema di come far conoscere il nostro sodalizio alla pubblica opinione. Il P.E.N. era famoso in tutto il mondo, ma quasi sconosciuto in Italia. Pensammo a un Premio letterario col quale gli scrittori-soci premiassero ogni anno il libro ritenuto più meritevole di un autore italiano, anche non socio. Nel gruppetto del Comitato Direttivo i più infervorati erano il segretario generale Uberto Quintavalle, Serena Foglia, Maria Brunelli e pochi altri.

Era estate e trascorrevo come al solito una vacanza in Val di Taro. La sera, sulla piazzetta di Compiano, parlavo col Sindaco Graziano Bertani e col suo vice Fabrizio Mariani di come il borgo fosse un luogo magico, adatto ad iniziative culturali. Decidemmo così, senza sapere dove avremmo trovato il denaro, di partire con il Premio P.E.N. nel 1991.

Il Sindaco si rivolse alla Regione, alla Provincia, alle banche, alla Comunità Montana. Noi cercammo chi ci aiutasse e lo trovammo prima nell’industriale Barilla, poi in altri mecenati, la Bayer, il Rotary, le Cartiere di Giuseppe Fedrigoni.

Il successo immediato di quello che la stampa definì, fin dal 1991, “l’antipremio”, perché estraneo a “Premiopoli” e alle grandi manovre degli editori, è da attribuirsi a vari fattori: al sistema di votazione (voto segreto di tutti gli scrittori soci, doppio turno con schede anonime); alla presenza costante dei finalisti nei giorni dell’assegnazione; al clima di comunione letteraria che ancora oggi permea le giornate compianesi, alle mostre dei maggiori artisti italiani che hanno onorato il Premio con le loro opere e con la loro presenza; ai concertisti che hanno intrattenuto gli ospiti nei pomeriggi della premiazione.

Difficile qui ringraziare tutti coloro che hanno determinato il successo del Premio: da Mario Luzi che non ha mai disertato un’edizione a Ferdinando Camon che ne continuò gli indirizzi. Da Mario Soldati che non volle mancare al Premio neppure quando la salute glielo proibiva e che vi fece la sua ultima comparsa in pubblico poco prima di lasciarci, a Homero Aridjis, Presidente del P.E.N. Internazionale che ci raggiunse a Compiano dal Messico, all’attuale Presidente del P.E.N. Italiano, Sebastiano Grasso che ne assicura l’autonomia. Dai Segretari, come il compianto commediografo Uberto Quintavalle e l’attiva Maria Brunelli, agli amici del P.E.N., come mia moglie Francesca, che, per l’ organizzazione, ha messo la sua professionalità al servizio del Premio.

Nei vent’anni di continua ascesa, il Premio ha acquisito caratteristiche precise: è uno dei quattro riconoscimenti letterari più importanti d’Italia; pur disinteressandosi del mercato, causa, a detta della stampa specializzata, un considerevole aumento di vendite dei libri portati in finale; rappresenta la più importante manifestazione letteraria dell’Emilia, cosa che contrasta con le annuali difficoltà per il reperimento dei (modesti) fondi necessari all’organizzazione, specie nei tempi di crisi economica. Tuttavia, l’apprezzamento degli scrittori, il crescente successo di pubblico, la tenacia con cui Compiano e il suo sindaco Sabina Delnevo si impegnano per il Premio, ci consentono di festeggiare con enorme soddisfazione questo ventesimo anniversario, nello spirito del P.E.N., che è quello della cultura senza frontiere.

Lucio Lami
Presidente Onorario del P.E.N. Club Italiano
Fondatore e responsabile del Premio Letterario



Storia di Compiano
diventata “Cittadella della Cultura”


E' dal 1991 che Compiano, splendido borgo medioevale dell'alta Valle del Taro, ospita le giornate conclusive del Premio letterario Pen Club italia.

Governato dalla prima metà del XV secolo dai principi Landi, Compiano conobbe, soprattutto nel XVI e nel XVII secolo, un periodo di splendore durante il quale ebbe scuole pubbliche, un Monte di Pietà e batté moneta propria.

In epoche successive, Compiano passò ai Farnese e ai Borbone, con Maria Luigia, duchessa di Parma.

Il castello, di origine carolingia almeno nel suo impianto iniziale, poi ingrandito con ulteriori trasformazioni, divenne nell'800 una prigione di Stato dove furono rinchiusi i Carbonari dei Moti del 1821.

Dopo l'Unità d'Italia, il castello fu venduto a privati e subì altre trasformazioni per adattarlo a casa di cura. All'inizio del ‘900 ospitò un collegio femminile.

Nel 1962 venne acquistato dalla marchesa Lina Raimondi Gambarotta che lo abitò fino alla sua morte, nel 1987. La marchesa lasciò il castello, e tutti gli arredi, al Comune di Compiano perché ne facesse un Museo.

Attualmente, nella parte non utilizzata dalla marchesa Raimondi Gambarotta, sono stati realizzati un Museo massonico internazionale, un Relais Hôtel e un Centro convegni.

Il castello è aperto al pubblico tutti i giorni, con visite guidate, dalle h.14.30 alle h. 18.30.
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