Alberto Moravia, eletto nel 1959 al vertice del Pen Italia e di quello internazionale.

Alberto Moravia, eletto nel 1959 al vertice del Pen Italia e di quello internazionale.

I PRESIDENTI ITALIANI DEL PEN

Una ricerca affascinante, apparentemente non attuale, inusuale quanto preziosa.Alberto Moravia (1907-1990) Dal sole di Roma alla nebbia di Londra.

 

di Emanuele Bettini

L’Italia era uscita da un conflitto disastroso che aveva lacerato le famiglie e le coscienze. Il Pen Italiano, dopo le esperienze di Marinet-ti, Govoni e Silone, sentiva la necessitaÌ� di una guida forte e determinata. Per rilanciare sul piano internazionale l’immagine di un Paese risorto dal disastro politico e culturale non era sufficiente un semplice scrittore. Ci voleva qualcosa in piuÌ�: un personaggio capace di imporsi all’attenzione mondiale. Fu cosiÌ� che, nel 1959, Alberto Moravia venne eletto presidente del Pen Italia. Alberto Pincherle (Moravia eÌ� il cognome della nonna paterna) nasce a Roma il 28 novembre 1907 da una agiata famiglia borghese. Il padre, Carlo, eÌ� uno stimato architetto ed apprezzato pittore di origine ebrea. La madre, Teresa Igina de Marsanich, eÌ� marchigiana di origine dalmata. Colpito da una grave forma di tubercolosi ossea, all’etaÌ� di nove anni Alberto vive l’isola- mento fisico e la tristezza di non poter giocare con gli altri bambini della sua etaÌ�, mentre il continente eÌ� sconvolto dalla Grande Guerra. In questo suo involontario isolamento gli sono di conforto le letture di Dostoevskij, Shakespeare, Goldoni, MolieÌ�re, Joyce, MallarmeÌ� e Leopardi. Letture che lo invogliano ad apprendere il francese e il tedesco. Sono gli anni in cui conosce Alvaro, Bontempelli e la rivista 900 gli pubblica la novella Cortigiana stanca. Ma sono anche gli anni in cui a Roma viene fondato il Pen italiano guidato da Lauro de Bosis, oppositore del regime fascista, che muore precipitando col suo aereo in circostanze misteriose. Moravia guarda con un certo distacco alla nascita del Pen in Italia, soprattutto dopo le scelte politicamente schierate di Marinetti. Lui, ebreo, non poteva certo condividere la follia che stava attraversando l’Europa. Il suo primo romanzo, Gli indifferenti, pubblicato con successo nel 1929 e apprezzato da intellettuali come Bernard Berenson, lo porta allo scontro col regime. La critica negativa e la censura non si fanno attendere. Divenuto un elemento pericoloso per Mussolini, l’ebreo Alberto Pincherle non si sente piuÌ� sicuro in patria e incomincia a viaggiare, proprio come aveva fatto De Bosis. La sua entrata nel Pen di Marinetti e di Govoni eÌ� ancora molto lontana. Nel 1930 inizia a collaborare con La Stampa, diretta da Curzio Malaparte, con articoli di viaggio. Nel suo peregrinare forzato si reca in Gran Bretagna, dove viene in contatto con il Pen Internazionale. Conosce, infatti, scrittori come Edward Morgan Foster, Or- son Wells, William Butler Yeats. A Parigi frequenta il salotto letterario della principessa di Bassiano (cugina di Thomas Eliot), dove incontra LeÌ�on Paul Fargue, Jean Giono e Paul ValeÌ�ry.

Nel 1935 esce il secondo romanzo Le ambizioni sbagliate, censurato dal regime. A questo punto Moravia decide di lasciare l’Italia, come tanti intellettuali perseguitati dal fascismo. Invitato da Giuseppe Prezzolini, si reca negli Stati Uniti per una serie di conferenze alla Casa Italiana della Columbia University di New York. Comincia cosiÌ� il pe- riodo piuÌ� brutto della vita dello scrittore. Censurato, boicottato, perseguitato dal regime, finisce sulle famigerate liste nere come «sovversivo». Su di lui, ebreo, incombono anche le leggi razziali. Moravia eÌ� costretto a nascondersi. Dopo l’8 settembre 1943 si rifugia con la moglie Elsa Morante (sposata nel 1936) in Ciociaria, dove matura il romanzo La ciociara, che usciraÌ� nel 1957. Durante l’occupazione tedesca scrive il saggio La Speranza, ovvero Cristianesimo e Comunismo. Finita la guerra, crollato il Fascismo, Moravia riprende l’attivitaÌ� letteraria e giornalistica, collaborando con L’Europeo e il Corriere della Sera. Il periodo negativo della sua vita eÌ� terminato. Ai successi letterari si aggiunge un’intensa attivitaÌ� cinematografica. In questo ambiente conosce Mario Soldati, futuro presidente del Pen. La collaborazione fra i due eÌ� molto costruttiva. Da qui, il film tratto da La provinciale (1952). Successivamente andranno in produzione La ciociara di Vittorio De Sica (1960), La noia di Damiano Damiani (1963), Il conformista di Bernardo Bertolucci (1970) e La freccia nel fianco di Alberto Lattuada (sceneggiato nel 1944). La persecuzione della censura non lo abbandoneraÌ� mai. Vincitore, nel 1952 del Premio Strega per I racconti, vede tutte le sue opere messe all’Indice dal Sant’Uffizio. Ma la sua tenacia non lo abbandona. Nel 1953 fonda, con Alberto Carocci, la rivista Nuovi argomenti, su cui scriveranno Sartre, Vittorini, Calvino, Montale, Fortini, Togliatti, Pasolini, Bertolucci, Siciliano e Sciascia. Fra questi, l’amicizia con Pasolini lasceraÌ� una traccia indelebile nella sua vita. I tempi per entrare nel Pen italiano sono maturi. Nel 1959 ne diviene presidente. Lo stesso anno, e sino al 1963, viene eletto presidente internazionale. In Italia gli subentra Maria Bellonci. Nel ’60, al congresso mondiale di Rio de Janeiro, l’Italia eÌ� rappresentata da Moravia, Praz, Bassani e dalla Morante. Sotto la sua presidenza il Pen italiano ha raggiunto una posizione rilevante sul piano internazionale, degna della grande tradizione letteraria del nostro Paese. Lo scrittore muore a Roma il 26 settembre 1990.

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