Il Presidente Pen Turchia: «All’oppressione militare si è sostituita quella religiosa settaria»

Il Presidente Pen Turchia: «All’oppressione militare si è sostituita quella religiosa settaria»

A colloquio con il poeta e drammaturgo Tarik Günersel, 60 anni, attuale presidente del Pen Turchia, che, nel triennio 2010-2012, ha fatto parte anche del direttivo del Pen internazionale. Attualmente, Günersel lavora al Teatro municipale di Istanbul. 

Da quando è presidente del Pen Turchia? 

Dal 2007, con un’interruzione di un anno e mezzo nel 2009 e 2010. 

Lavoro di squadra? 

La vita di per sé è un lavoro di squadra e io sono felice di collaborare con colleghi illustri come il poeta Halil Ibrahim Özcan (vice presidente), la giornalista e scrittrice Zeynep Oral (segretario internazionale), il poeta e giornalista Sabri Kushkonmaz (segretario generale) che fa anche l’avvocato, la scrittrice Tülin Dursun (tesoriere), il romanziere Mario Levi, Haydar Ergülen e numerosi altri membri attivi nel sodalizio. 

Che tipo di lavoro svolgete?

C’è sempre più oppressione nel corso degli ultimi cinque anni in Turchia, quindi la maggior parte delle nostre energie vanno a questioni connesse alla libertà di espressione e gli inaccettabili casi giudiziari. L’oppressione militare del passato è stata sostituita da un’oppressione religiosa settaria.

È difficile in Turchia essere scrittori, giornalisti, poeti? 

Abbastanza. Per quanto riguarda la libertà di espressione, in questi ultimi anni siamo diventati uno dei Paesi peggiori.

Assistiamo ad una crescente pressione sui nostri soci e su altri intellettuali che si manifesta con censure e detenzioni. Che tipo di azioni intraprende il Pen per queste limitazioni?

Protestiamo continuamente contro gli atti sleali (e, fra questi, gli ingiusti verdetti giudiziari), ma l’attuale governo predilige le tesi religiose a discapito del pensiero scientifico: prima fra tutte - persino nelle università -, la teoria dell’evoluzione. La maggior parte delle persone non hanno più fiducia nella giustizia. Assistiamo alla costruzione di uno Stato-partito, con massicci interventi della polizia e condanne giudiziarie.

Personalità innovativa, lei si è sempre espresso a favore del cambiamento. In quale direzione si muove il suo Pen?

Continuando la precedente linea di democratizzazione laicista, in sintonia con la Carta internazionale del Pen. Naturalmente, con la forte collaborazione dei colleghi e grazie al loro entusiasmo e spirito di squadra. E, tenendo conto delle condizioni che mutano continuamente.

Che cosa pensa della letteratura contemporanea in Turchia e del suo futuro? 

La Turchia è un Paese dinamico con diversi problemi che possono essere stimolanti per la letteratura e per il teatro; ma la crescente oppressione incide negativamente non solo sugli scrittori, ma anche su traduttori e editori. 

Qualche esempio?

Prendiamo la lingua curda, a lungo oppressa. Addirittura proibita, dopo il colpo di Stato militare del 1980. Nonostante ciò, ci sono sempre più opere letterarie scritte in lingua curda e opere tradotte dal curdo in turco e viceversa. È importante ricordare che ci sono almeno 3 milioni di matrimoni tra curdi e turchi; quindi, milioni di persone sono bilingue. Nessun approccio totalitario può impedirlo.

In che modo il Pen turco aiuta la vita letteraria?

Organizzando eventi letterari, visitando giornalisti e scrittori imprigionati, promovendo il libro del mese, presenziando premi internazionali, occupandosi della letteratura scritta nelle lingue non dominanti del nostro pianeta.

Che cosa scrive?

Poesie, lavori per il teatro. Così come libretti d’opera per il nostro straordinario compositore Selman Ada.

Un’ultima domanda: che cosa vuole lasciare in eredità alla prossima generazione del Pen?

Ci sono scrittori che possono trovare sufficiente scrivere a casa, un po’ distanti dagli eventi della vita reale, dai problemi, dalle proteste, ecc. Altri cercano di fare di più e intervengono non solo con le parole ma anche con i fatti. Il Pen è un insieme di letteratura e attività per libertà di espressione, giustizia e pace. Sarebbe magnifico se gli scrittori si sentissero cittadini responsabili non solo di un Paese, ma del mondo. Il mio progetto Terra civilizzata – supportato da molti intellettuali provenienti da varie parti del pianeta – è legato a tale obiettivo.

Tratto da pp. 10-11 della Rivista n. 25/2013

  

Potrebbe interessarle